Nascita di Giuseppe. La storia di Claudia.

Nascita di Alessandro. Parto naturale dopo due cesarei, la storia di Maria Teresa.

Nascita di Matilde. La storia di Chiara e Luigi, raccontata da Luigi.

La storia della nascita rispettata di Giulia inizia molto lontano...

La storia di Mimma e Mirko.

Giacomo, una nascita indisturbata.

Ilaria a casa.

Nascita di Simone Moretti.

Quando sono rimasta incinta di Giuseppe stavo attraversando un periodo di crisi (che io preferisco chiamare “cambiamento”) personale abbastanza importante.

Sono sempre stata una persona introspettiva, ma mai prima di allora avevo riflettuto su come avrei affrontato la mia gravidanza e quindi il travaglio e il parto.

Quel momento di crisi, in realtà è stato un segnale della mia interiorità, una sorta di campanello d’allarme che la mia anima ha voluto suonare per farmi scoprire un mondo totalmente nuova e inaspettato. Ero sempre stata convinta che la gravidanza e il parto fossero delle condizioni si normali per una donna (della serie: a me tocca, quindi, lo faccio), ma sempre sotto la “sapiente” guida dei medici che mi avrebbero aiutata ad affrontare un evento cosi importante per la mia vita. Ignoravo totalmente il fatto che noi donne, esseri meravigliosi e privilegiati, abbiamo una sapienza innata, una capacità reale e naturale di partorire i nostri figli assecondando quell’istinto primordiale che la società (e gli ospedali) ci vuole negare ogni giorno di più con la medicalizzazione.

Per caso una mia zia mi fece conoscere Rosaria (ma che dico, la conoscevo già perché fu proprio lei a farmi nascere, con la partecipazione di mia madre, ovviamente!!!) e iniziai  uno dei percorsi più affascinanti di tutta la mia vita. Ero incinta di cinque mesi. Insieme a Rosaria c’era anche Giuseppe, un maestro di  Tai-Ji. Inizialmente ero  un poco spaesata, quello che avevo sempre saputo sull’evento nascita era tutta una bufala. Parlavamo spesso della capacità delle donne di partorire senza assistenza medica , o  meglio con l’assistenza necessaria, del fatto che tutti i numerosi controlli ostetrico-ginecologici, in una gravidanza fisiologica, sono solo frutto di un business costruito dietro le comprensibili ansie di una futura mamma alla sua prima esperienza.

Proprio la settimana prima di iniziare il corso avevo preso la saggia decisione di cambiare  ginecologo ( ed era già il secondo che cambiavo) per motivi di incompatibilità caratteriale, quindi, senza saperlo avevo già fatto un passo importantissimo per il futuro mio e del mio bambino. Durante il corso mi convincevo sempre di più del fatto che, assecondando e ascoltando il dolore, il travaglio ( che tutte le donne che conosco, ricordano con terrore ) può essere l’esperienza più intensa e gratificante di tutta la vita di una donna. Quegli incontri per me si sono trasformati in delle vere e proprie lezioni di vita, tutti gli argomenti che trattavamo potevano essere accostati alla vita quotidiana, ed è stato proprio da quel momento che ho iniziato ad accettare la crisi che stavo vivendo, a capire che il dolore, che sia fisico per un travaglio, oppure silenzioso e subdolo come durante un periodo nero, va accettato e vissuto pienamente. Ho imparato anche, attraverso Giuseppe e le affascinanti lezioni di Tai-Ji, che il corpo ha una funzione fondamentale, espressa attraverso la dolcezza del movimento e che è un diritto di tutte le donne assumere la posizione che più fa sentire a proprio agio durante il travaglio.

Passavano i mesi e, ovviamente,per me era solo teoria, anche se istintivamente continuavo a sentire l’esigenza di informarmi e soprattutto prepararmi alla nascita del mio bambino. Decisi di andare a visitare l’ospedale di Acquaviva delle Fonti, nel cui reparto maternità assicuravano il roaming-in, cioè il bambino sarebbe rimasto con me in camera sin dal primo momento. Ci tenevo davvero troppo ad avere mio figlio con me, non volevo che si sentisse abbandonato e impaurito all’interno di un nido e, soprattutto, volevo allattarlo e non avrei accettato l’idea che potessero dargli il solito beverone di acqua e zucchero o latte artificiale. Dopo aver visitato l’ospedale “Miulli” decisi che mio figlio sarebbe nato li (senza conoscere nessuno e non vi dico come mi mettevano tutti il bastone tra le ruote) perché in quell’ambiente mi ero subito sentita a mio agio e avrei avuto la possibilità di avere accanto a me Rosaria e Angelo, il mio compagno, durante il travaglio. Tutti tranne Angelo, cercavano di dissuadermi dicendomi che ero pazza. Il 7 settembre avevo finito 39 settimane e decisi che non avrei fatto i monitoraggi fino alla fine della 40° settimana, se ci fossi arrivata perché io ed il mio bambino eravamo talmente in simbiosi che sentivo che stava bene. Nel frattempo facevo ogni giorno gli esercizi di stretching, di respirazione e la ginnastica per il perineo per arrivare al parto più allenata e consapevole possibile del mio corpo.

Iniziai ad avere le contrazioni prodromiche, cioè delle piccole contrazioni uterine molto irregolari che sono indispensabili perché preparatorie al travaglio vero e proprio. Sembrava che stesse arrivando il momento ma poi si bloccavano. Intanto ero entrata  nella 41° settimana  e decisi di sottopormi a qualche monitoraggio; il mio bambino stava benissimo e non sembrava intenzionato ad uscire (tra l’altro, si muoveva di continuo, tranne quando mi  attaccavano quella macchina), tanto che decisero che se non fosse nato entro la fine della settimana, mi avrebbero ricoverata e stimolata il lunedì successivo. Era sabato 19 settembre e mi recai all’ospedale di Acquaviva per fare il monitoraggio, una volta finito, andai in bagno e mi accorsi di aver perso il tappo mucoso. Finalmente! Mia madre mi pregava di rimanere in ospedale ma fui perentoria e decisi di ritornare a Grottaglie per rilassarmi. Passai un pomeriggio tranquillo e sereno e dopo cena mi stesi sul letto per accumulare altre forze ma il mio bambino era agitato, si muoveva come una trottola impazzita, finchè non mi sentii un liquido caldo che mi scendeva tra le gambe. Erano le 23, 45 e mi si erano rotte le acque. Ero tranquillissima, con la ragione non mi spiegavo come potessi essere cosi serena, la mia testa mi diceva che dovevo essere agitata, avere paura, ma il mio corpo e la mia anima erano in pace. Chiamai Rosaria che accorse un po’ assonnata ( data l’ora ) e subito dopo chiamai un mio carissimo amico ( il mio compagno era fuori per lavoro ), che ci  accompagnò in ospedale ad Acquaviva che dista circa 90 km. Chiamai Angelo e gli dissi di prendere il primo aereo. Una volta arrivati in ospedale mi visitarono e mi attaccarono il cardiotocografo. Le contrazioni aumentavano piano piano ma erano sopportabili. L’ostetrica di turno voleva che mi stendessi sul letto per riposare, ma io non volevo perché non riuscivo a stare distesa. Grazie all’insistenza di Rosaria, riuscii ad ottenere di essere trasferita in sala travaglio ( non ricordo l’ora ) e da quel momento il travaglio incalzò, le contrazioni divennero forti e molto ravvicinate; Angelo arrivò intorno alle 10,00 ( così mi hanno riferito perché io non avevo più la cognizione del tempo ) e fui così contenta che da lì a due ore raggiunsi la dilatazione completa e sentivo l’esigenza incredibile di spingere Iniziai a spingere seduta sullo sgabello e in 3 , 4 spinte, alle ore 11,45 diedi alla luce GIUSEPPE. Incredibile! Ce l’avevo fatta! In un attimo mi resi conto di aver trasformato in pratica tutta la teoria che avevo imparato in tutti quei mesi di corso. L’ostetrica mi adagiò Giuseppe sulla pancia (che nel tragitto fece anche una bella pipì addosso alla sua mamma) che si attaccò subito al seno. Fui io a tagliare il cordone ed espulsi immediatamente la placenta. Rosaria diede Giuseppe in braccio al suo papà che emozionato e stordito lo guardò come se non avesse mai visto niente di più bello in vita sua e poi mi diede un tenerissimo bacio, quasi come a volermi ringraziare. La permanenza in ospedale fu meravigliosa ( a parte un piccolo ematoma genito-puerperale provocato dal passaggio del bambino, che il ginecologo dovette incidere e suturare chirurgicamente ) Ora Giuseppe ha più di dieci mesi ed è un bambino curioso e vivace; ovviamente beve il latte della sua mamma che è il regalo più grande che noi donne possiamo fare ai nostri figli. Sono riuscita a scrivere solo ora della fantastica esperienza del mio travaglio e parto perché ho recuperato i ricordi pia piano in questi mesi a dimostrazione del fatto che, accettando il dolore, assecondando le contrazioni come se fossero onde che si infrangono sulla riva per poi ritrarsi, respirando e, soprattutto, fidandoci del nostro istinto e convincendoci che non abbiamo bisogno di medicalizzazione per partorire ( a meno che non risulti necessario per preservare la nostra vita e quello del nostro bimbo), l’evento della nascita può essere l’esperienza più meravigliosa quanto intensa della nostra vita.

Ringrazio Rosaria Santoro per il sostegno e la completa disponibilità che mi ha dimostrato e mi dimostra tutt’oggi, grazie al suo coraggio e la fiducia che ripone nelle donne e nella loro capacità innata di partorire; ringrazio il maestro Giuseppe Urselli per avermi trasmesso ed insegnato i principi del Tai-Ji e che il corpo ha una sapienza infinita se sappiamo e vogliamo ascoltarlo. Infine ringrazio il mio Angelo che, sebbene lo ritenessi impressionabile, mi è restato accanto ed ha accolto insieme a me nostro figlio Giuseppe.

Storia di un HBA2C (parto in casa dopo due cesarei) in Puglia: 21 febbraio 2010 nasce Alessandro.

Scrivo la mia storia perché esperienze come la mia possano essere note ad altre donne. Perchè sappiano che non è detto che, dopo un cesareo, ci sia sempre un altro cesareo.

Spero, inoltre, la mia esperienza di parto in casa, possa far ripensare sul fatto che l’Ospedale sia sempre la scelta migliore in ogni caso e per qualsiasi parto.

Quello che credo è che le donne (e le ostetriche) debbano riappropriarsi del parto e poter decidere dove e come partorire, senza terrorismo e “violenza” inutile su se stesse e sul proprio piccolo.

Purtroppo, diventa sempre più difficile trovare donne che parlino in maniera positiva della propria esperienza di parto ed io temo sia dovuto a quello che Michel Odent chiama “l’industrializzazione della nascita”.

La mia storia inizia, come molte altre, dopo una gravidanza fisiologica ed essere arrivata senza contrazioni efficaci a 41 settimane gestazionali e 3 giorni. Vengo ricoverata a 41settimane come da protocollo per molti ospedali. I tracciati sono rassicuranti, l’ecografia altrettanto, ma intanto siamo a 41sett+3 e dobbiamo indurre, così dice il protocollo. Dopo 9 ore d’infusione di ossitocina e contrazioni che il tracciato vede come importanti, ma che io avverto solo come un leggero fastidio, mi viene detto che sono a 3cm ma non vado avanti: taglio cesareo per distocia del collo dell’utero. Panico.

Non avevo valutato questa possibilità. Ero una primipara e volevo altri figli. Ero certa che mio figlio potesse nascere in modo naturale, secondo i suoi tempi. Sentivo che dovevo solo aspettare, dargli altro tempo. Riesco ad ottenere di aspettare ancora una notte prima di praticare il TC. La notte più lunga della mia vita: non ho chiuso occhio sperando che partissero le contrazioni e temendo il peggio per mio figlio.

Ma come ci si immaginava al mattino la situazione resta invariata (del resto con l’adrenalina a mille è difficile far partire il travaglio).

Così mio figlio nasce alle 12.00 del mattino del 29/08/2004 con TC.

Avevo scelto l’anestesia generale e non la spinale perché non volevo vederlo nascere morto avendo osato attendere ancora una notte. Del resto l’anestesista mi aveva detto che erano equivalenti (oggi, avendo provato entrambi, posso dire che non c’è paragone, non solo per la ripresa ma anche per l’attaccamento al bambino).

Apgar a 1min:8 a 5min:9…forse si poteva aspettare prima di indurre visto che non c’era sofferenza fetale, che fino a 42 settimane compiute una gravidanza viene considerata ancora fisiologica e che il mio ciclo è sempre stato di almeno 33-35gg? Questo non lo saprò mai.

La ripresa non è stata facile, mi sono alzata dopo 3 giorni e con un forte dolore alla spalla sinistra dovuto al tavolo operatorio, ho avuto una discreta depressione post-partum aggravata dalle difficoltà con l’avvio dell’allattamento. Il TC mi ha tolto la gioia delle prime settimane con mio figlio.

Per fortuna per l’allattamento ho trovato ne “La Leche League” un grosso aiuto e sono riuscita a recuperare e ad allattare mio figlio praticamente fino a 4 anni, quando lui non mi ha detto di essere ormai grande. Essere riuscita a recuperare l’allattamento esclusivo al seno mi ha restituito un po’ di fiducia nelle mie capacità di essere madre e mi ha aiutata a superare la mia depressione.

La mia seconda gravidanza arriva dopo 15 mesi dalla nascita di mio figlio, subito dopo il capo-parto.

La prima cosa che mi consiglia il mio ginecologo è di smettere di allattare. Io, invece, decido di dare ascolto al mio istinto e continuo ad allattare per tutta la gravidanza, ovviamente non informando il medico. Anche questa una gravidanza fisiologica.

Il mio ginecologo ha escluso da subito la possibilità di un VBAC, perché 2 anni di distanza dal precedente parto per lui erano troppo pochi (come se la cicatrice impiegasse secoli per richiudersi) …a meno che non ci fosse stato un travaglio in anticipo e velocissimo (evento raro in un VBAC perché un utero tagliato si prepara lentamente proprio per evitare problemi). Del resto a suo parere non ne valeva la pena, era molto più sicuro un altro cesareo che un parto naturale. Di sicuro lo era
pensando alla sua assicurazione. Che rabbia provo ancora adesso a pensarci! Del resto io chiedevo solo di provarci, di darmi una chance. Non era mia intenzione mettere in pericolo la vita di mio figlio o la mia.

Quando la mia gravidanza volgeva al termine, ho cominciato a temere di dover davvero fare un nuovo cesareo e che non mi sarebbe stata data la possibilità di provare a travagliare. Avevo letto che in alcune strutture al nord veniva praticato sempre il travaglio di prova sulle cesarizzate…così ho fatto un giro di telefonate agli ospedali vicini che mi sembravano più pro-naturale. Hai visto mai che anche da noi qualcuno fosse lungimirante.

Ho chiamato i due ospedali della mia provincia che mi sembravano più pro-naturale: il Miulli di Acquaviva delle Fonti e La Madonnina a Bari (Ospedale “Amico del Bambino”). Mi hanno detto che non lo praticavano, che bisognava valutare…a meno che non fossi arrivata già ben dilatata…prendendomene la responsabilità.

Allora, con un bambino di 2 anni non me la sono sentita di lottare, avevo iniziato tardi le mie ricerche, non mi ero preparata e non avevo ancora trovato le persone giuste. Ho sperato, pregato che il travaglio mi partisse prima delle 39 settimanao che il medico mi concedesse qualche giorno in più, ma non è stato così.

Altro TC il 30/08/2006. Questa volta mi sono preparata per avere un TC dignitoso ed un buon allattamento.

Ho voluto l’anestesia spinale, ho attaccato mia figlia al seno già in sala operatoria.
La sera ero già in piedi e l’allattamento è andato benissimo (del resto allattavo ancora il primo).

Pensavo di aver chiuso così il capitolo gravidanze nella mia vita quando, a giugno 2009, scopro di aspettare un terzo figlio.

La prima cosa a cui ho pensato è stato: non voglio un terzo TC. Questa volta non volevo arrivare impreparata. Ho iniziato a lavorare da subito al mio progetto.

Prima di tutto Internet. Ho raccolto quante più informazioni possibili. Mi sono iscritta al forum di “Partonaturale” dove ho conosciuto tante donne che erano riuscite o, comunque, avevano tentato un VBAC, alcune anche dopo 2 o 3 cesarei. Sempre grazie al forum ho conosciuto la realtà del parto in casa. Ho scoperto che una gravidanza fisiologica può essere seguita anche solo da un’ostetrica; questo riduce tantissimo la probabilità di un parto medicalizzato o peggio ancora di un cesareo. Ho cercato delle recensioni su ospedali/ostetriche in Puglia pro-VBAC, ma sembrava fosse una terra desolata.

Intanto ho deciso di gestirmi da sola la gravidanza. Volevo essere libera di prendere le mie decisioni. Non volevo vivere l’ansia da prestazione che avevano accompagnato le mie due precedenti gravidanze. Ovviamente non mi è neppure passato per la mente di smettere di allattare mia figlia, nonostante avesse 3 anni. Così visite al consultorio, solo esami previsti dal SSN e da fare rigorosamente in ospedale (solo la morfologica l’ho fatta in un centro specialistico perché a quasi 38 anni avevo qualche rischio in più ed volevo essere preparata al momento del parto).

Ovviamente tutti i medici che incontravo e a cui esternavo il mio desiderio di un parto naturale dopo 2 cesarei, mi consideravano una pazza e mi ripetevano che non avrei trovato nessuno disposto a rischiare. Vi lascio immaginare il terrorismo fattomi dal ginecologo del consultorio. Sempre sottolineando gli aspetti medico-legali. Ma anche questo mi è servito come esercizio di volontà.

Finalmente, attraverso il forum di “Partonaturale” ho conosciuto Rosaria Santoro, l’ostetrica che ha reso possibile il mio sogno. Tra noi si è subito creato un ottimo feeling. Non mi ha cosigliato di smettere di allattare, mi ha detto che anche dopo 2 cesarei si poteva partorire naturalmente (ne aveva avuto esperienza diretta), certo meglio trovare un ospedale che ci potesse ospitare onde evitare problemi.

Abbiamo, così, trovato il dr Belpiede, primario a Canosa. E’ stato l’unico medico di tutta la Puglia, (e ne ho contattati, dalla Casa Sollievo della Sofferenza, a Tricase, a Taranto), a non avermi guardato come una “rogna” da allontanare e a dirmi che anche per lui era fattibile.

Così ho cominciato a parlarne con mio marito e, nonostante una certa perplessità iniziale, anche lui, alla fine, si è convinto.

Al momento c’erano tutte le condizioni: gravidanza fisiologica, placenta posteriore, bambino di peso normale, esami nella norma. Unico valore da controllare per maggiore sicurezza, secondo il dr Belpiede, era lo spessore del Segmento Uterino Inferiore a 36-38sett, come da indicazioni del Dr. Guarino di Castellammare di Stabia.

A 36 settimaneho eseguito quest’esame con una semplice ecografia. Il mio spessore era di 1.5mm contro i 2.5 mm minimo posti dal dr. Guarino. Il dr Belpiede mi ha consigliato di contatattare il centro di Castellammare e ri-eseguire la misura da loro, per una conferma. Ero molto giù…non credevo molto in questo parametro.
A questo punto sono partite le mie ricerche ed ho verificato che vi sono pareri discordanti.

Molti ospedali del nord non lo usano come parametro per valutare la fattibilità o meno di un VBAC: a Firenze, ad esempio, dove fino a qualche hanno fa veniva usato, non lo prendono più in considerazione, poiché la loro esperienza lo ha valutato inattendibile. Gli studi fatti, inoltre, sono su un campione di poche centinaia di donne, non sono ancora stati fatti studi su larga scala.

Questi, inoltre, non dicono come le donne, che hanno avuto rotura dell’utero, abbiano partorito: se ci sono stati interventi medici (manovre, induzioni…), perché la regola d’oro per un VBAC è di non intervenire in alcun modo e lasciare il parto ai suoi tempi, alla sua naturalità.

Alla fine, quindi, nonostante il parametro non ottimale, con Rosaria e mio marito, abbiamo deciso di continuare e portare avanti l’idea di provare il parto naturale. Non ho contattato il centro di Castellammare, per noi il dato non era rilevante.

Il dr Belpiede, vedendo la mia determinazione, mi ha confermato la sua disponibilità a poter partorire nella sua struttura. Con Rosaria abbiamo deciso di portare avanti la dilatazione fino a 5cm circa (a casa mia o nel suo studio, avremmo valutato al momento) e poi andare in Ospedale a Canosa, (o in un ospedale più vicino nel caso avessimo avuto tempi più stretti), per la nascita. Questo per evitare qualsiasi interferenza nel caso in ospedale avessimo trovato del personale poco disposto a seguire una bi- cesarizzata.

Speravo per questa gravidanza, di poter partorire prima della data prevista (13/02/2010) e risparmiarmi l’ansia dell’aver superato la settimana ostetrica.

Non è stato così, purtroppo…del resto me lo immaginavo, le mie gravidanze non sono mai state brevi.

Dopo la 40° settimana, con Rosaria decidiamo di cominciare con i monitoraggi, io sento il bambino, sento anche qualche contrazione, ma nulla d’importante, dolori tipo mestruali nella parte bassa, ma niente di diverso dal solito.

Avevo anche preso accordi con il dr Belpiede per un’ecografia di controllo per il 22/02/2010 (41 settimane + 1 giorno) e che in ogni caso a 41 settimane +3 giorni avremmo dovuto prendere una decisione.

Questo termine, delle 41 settimane +3 giorni, mi metteva ansia, mi sembrava di rivivere il mio primo TC. Così a 40 settimane + 4 giorni (17/02/2010) ho iniziato i monitoraggi nell’ospedale vicino casa.

Al primo monitoraggio, sono stata rimproverata perché ero andata in ritardo, i monitoraggi si cominciano a 38sett (allora perché il SSN li prevede solo dopo la 41°?). Faccio il monitoraggio, a me sembra che vada tutto bene, (ovviamente assicuro che miei due parti precedenti sono stati naturalissimi), ma il medico che lo referta mi consiglia il ricovero perché sono a 40sett+4 (e per loro protocollo devono indurmi) e poi, durante il tracciato, il bambino si è mosso tanto nei primi 10min (io ero agitatissima per paura che scoprissero la cicatrice dei miei precedenti cesarei) e poi si è calmato con movimenti ogni 10 min circa (si sarà addormentato poverino!). E questo rendeva il tracciato poco rassicurante. Eppure io il bambino lo sentivo muoversi come al solito, perché per loro non andava bene?

Ovviamente io e mio marito rifiutiamo il ricovero, sostenendo che dobbiamo parlarne col medico che ci segue e fissiamo un nuovo monitoraggio per il giorno successivo.

Ero terrorizzata, avevo paura che mi rubassero ancora una volta il MIO parto. Allora chiamo Rosaria che mi conforta sul tracciato: è normale che un bambino si muova tanto e poi si calmi. Anche secondo lei, può essere che io fossi agitata all’inizio e poi quando mi sono calmata il bambino si è addormentato.

Così mi sono tranquillizzata. Ho preso anche un po’ di respiro quando Rosaria mi ha annunciato che, se tutto fosse stato rassicurante, avremmo potuto aspettare anche la 42°sett. Questo mi ha fatto tirare un respiro di sollievo; quando me lo ha detto ero quasi euforica… e, forse, ha fatto partire il mio travaglio; era proprio quello che volevo sentirmi dire: potevamo aspettare ancora un po’.

Il giorno dopo (18/02/2010) ritorno in ospedale per il secondo monitoraggio. Gli operatori sono diversi. Per evitare che m'inducano direttamente nella sala tracciati, questa volta dico che sono stata ridatata perché ecograficamente sono in ritardo di 2 sett (per fortuna non mi chiedono l’ecografia). Così il tracciato diventa perfetto e nessuno mi vuole più indurre. La sera, durante la cena, alle 19.30 circa sento delle contrazioni diverse da quelle preparatorie che avevo sentito fino ad allora. In realtà, anche nei giorni precedenti, avevo avuto, per qualche ora, delle contrazioni ritmiche, ma non dolorose. Queste invece fanno male. Mettiamo a letto i bambini e le contrazioni continuano. Sapevo che un test per verificare se le contrazioni sono quelle giuste è fare una doccia, se vanno via sono false contrazioni. Così alle 22.00 faccio una doccia.

Le contrazioni sono scomparse, ma dopo essere andata a letto alle 23.00 circa, ricompaiono, sempre più forti e a distanza di 10min circa.

Nel cuore della notte, alle 2.30, ho chiamato Rosaria spiegandole la situazione.
E’ venuta a casa a controllarmi (è a 120 km da casa mia!). Rosaria è arrivata intorno alle 4.30 del mattino, ma già dalle 3.30 avevo sentito che l’intensità e la frequenza delle contrazioni erano rallentate.

L’avevo fatta venire per nulla, erano ancora contrazioni preparatorie. Il battito era normale e nel visitarmi ha trovato il collo dell'utero accorciato ma ancora retroverso e la testa ben impegnata. Ho perso anche qualche strisciata di sangue e muco. Le contrazioni sono scomparse del tutto alle 6.00 del mattino, così, alle 8.00 Rosaria è tornata a casa.

Ero delusa, perché le contrazioni partivano e poi rallentavano?

Cominciavo a temere di avere davvero qualcosa che non andava nel mio corpo. Così ho scritto un post su “Partonatuale” per chiedere aiuto. Molte donne che avevano provato il VBAC mi confermano che è del tutto normale per un utero cesarizzato un travaglio lento e lungo, quasi tutte hanno avuto i famosi “3 giorni di travaglio” prima del parto. Mi fanno gli auguri perché sono in travaglio…fantastico, non ero mai arrivata fino a questo punto. Riprendo fiducia.

Il 19/02/2010, come la sera precedente, intorno alle 19.30 ho cominciato ad avere contrazioni sempre più regolari, che hanno preso il posto dei dolori continui simil-mestruali che mi hanno accompagnata durante il giorno.

Mi sento energica dopo ogni contrazione. Una ogni 15-20min, preparo la cena e metto a letto i bambini. Alle 23.30 faccio una doccia per vedere se vanno via e mi metto a letto. Rieccole, più o meno regolari, ogni 10-15min. Non dico nulla a mio marito, ma non riesco a stare a letto, vado in sala da pranzo e mi metto sul divano. Sono le 2.00. Gestisco le contrazioni con la respirazione, come mi avevano insegnato al corso pre-parto e come mi aveva detto Rosaria. Mi metto carponi sul divano e mi appisolo tra una contrazione e l’altra. Non fanno così male come mi dicevano.

Avevo preso accordi con me stessa che se fossero durate almeno fino alle 4.00 avrei chiamato Rosaria, non volevo farle fare un altro viaggio inutile. Ero tranquilla, avevo imparato ad ascoltare i movimenti di mio figlio, non avvertivo nulla d'anomalo e tra una contrazione e l’altra il bambino si muoveva con vigore. Tutto a posto.

Pensavo al monitoraggio continuo che praticano in questi casi in ospedale: adesso sapevo che, se una donna impara a sentire il proprio figlio, senza affidarsi alle macchine, è in grado di capire se c’è qualcosa che non va…senza rischio di falsi positivi.

Credo di essermi addormentata intorno alle 4.00 del mattino sul divano, proprio quando le contrazioni si sono attenuate, finché non mi ha chiamata mio marito alle 7.00 perché mia figlia mi reclamava. E’ il mattino del 20/02/2010.

Torno in ospedale per l’ultimo tracciato, a malincuore perché entrare in ospedale mi dà ansia e poi io so che il bambino sta bene, si muove! Ripeto la data dell’ultima mestruazione, sostenendo che sono stata ridatata di 2 settimane. Questa volta mi chiedono l’ecografia che, però, guarda caso, ho dimenticato a casa… si fidano della mia parola.

Ancora una volta tracciato perfetto anche se oggi ci sono ben 4 contrazioni intorno al 50%, così il medico che referta, per medicalizzare un po’, mi prescrive del Rilaten per 2gg. Ovviamente io non prendo nulla.

La sera, come le altre due sere, alle 20.00 partono le contrazioni. Mi sembrano un po’ più forti di quelle delle sere precedenti. Mettiamo a letto i bambini, e scrivo un SMS a Rosaria per informarla che la sera precedente avevo avuto di nuovo contrazioni e che adesso ne avevo ancora. Lei mi risponde che se voglio può venire subito.

Le scrivo che faccio una doccia per vedere se vanno via e poi le faccio sapere. Alle 21.30 faccio la doccia. Le contrazioni ci sono ancora e dalle 22.00 alle 23.00 le cronometro da sola (mio marito, intanto, è dovuto andare a consolare mia figlia che si è svegliata nel sonno con un forte dolore all’orecchio destro…ci mancava anche l’otite! Per fortuna con una tachipirina la piccola si calma e si riaddormenta).

Le contrazioni sono ogni 3-4min e durano 1min circa. Sono proprio forti adesso, queste sì che fanno male. Chiamo Rosaria e decide di venire, con calma. Sono le 23.00 circa. Alle 23.30 arriva una contrazione che mi fa piegare in due, fortissima
Dico a mio marito di chiamare Rosaria e dirle di affrettarsi perché sono sempre più forti. Rosaria ci tranquillizza…è normale, anzi dobbiamo essere felici perché sembra che ci siamo. Rosaria arriva a mezza notte e mezza.

Mio marito va a fare il pieno e prepara la macchina. Le valigie sono accanto alla porta d’ingresso. Con Rosaria lasciamo andare ancora un po’ le contrazioni, adesso che c’è lei mi sento più tranquilla e mi aiuta a trovare la posizione e il respiro giusto per gestirle meglio. Il clima è tranquillo, non c’è tensione, paura, ansia, siamo tutti tranquilli e sicuri che tutto andrà per il meglio. In televisione danno la finale di Sanremo, abbiamo tolto l’audio, ogni tanto la guardiamo tra una contrazione e l’altra ed è uno degli argomenti di convesazione. Rosaria controlla di tanto in tanto il battito, perfetto anche sotto contrazione. Alla 1.30 Rosaria mi chiede se me la sento di farle vedere a che punto sono. Sì, tanto al massimo il collo sarà appianato. Mi controlla: sono a 5cm. Non ci posso credere…5cm, sono a metà! Mi sembra di essere diventata leggera, sono felicissima.

A questo punto Rosaria chiede a me e a mio marito se vogliamo andare in Ospedale dal Dr. Belpiede. Ce n’è tutto il tempo, al massimo si organizza per farlo nascere in macchina. Io e mio marito le chiediamo se vede problemi, perché, se per lei non ce ne sono, per noi può nascere anche a casa.

Rosaria ci assicura che la testa è ben posizionata, sto gestendo bene le contrazioni…lei non vede problemi.

Allora facciamolo nascere in casa. Prepariamo il tappeto di gomma dove i miei figli giocano, lo ricopriamo di coperte ed un incerato, lo mettiamo ai piedi del divano. Mio marito e Rosaria fanno bollire dell’acqua. Intanto le contrazioni sono sempre più forti, sento aprire in basso dentro di me qualcosa, sento una pressione. Sono quasi le 2.00; Rosaria mi rivista, sono di 8cm. Comincio a perdere il controllo, i miei ricordi qui sono più confusi. Non riesco più a gestire le contrazioni sono vicinissime… sento che devo spingere… mi sembra di spaccarmi… ho voglia di urlare… sento una forza più forte di me che mi travolge. Rosaria mi dice di assecondare la necessità di spingere.

Devo dire che questa parte mi ha spaventata, ero preparatissima sulle contrazioni, ma non avevo lavorato abbastanza sulla fase espulsiva. Avevo letto che alcune donne la considerano la parte più bella del parto, avevo visto foto di donne che prendevano da sole, accovacciate, il proprio piccolo e così mi ero cullata pensando che lo sarebbe stato anche per me. Non è stato così, invece.

E’ stata la parte più dolorosa e non controllabile per me. Credo sia dipeso, anche, dal fatto che sono una persona molto controllata, molto razionale; il fatto
di sentire la necessità di urlare, di perdere il controllo, mi ha fatto un po’ paura. Intanto Rosaria controllava di tanto in tanto il battito, sempre ottimo anche durante le contrazioni.

Mentre io spingevo cercando di trovare la posizione migliore, da accovacciata, poi distesa su un lato, mio marito faceva un piccolo corso d’ostetricia con Rosaria. Ha infilato i guanti per sentire anche lui dov’era la testa che stava per uscire, Rosaria gli spiegava tutte le fasi, mentre io mi sentivo morire…avrei tanto voluto invertire i ruoli in quei momenti.

Hanno provato a chiedere anche a me se volevo sentire la testa, ma io ero impegnata in altro! Ad un certo punto ho avverito un forte bruciore, che dolore! subito dopo ho sentito qualcuno annunciare che era uscita la testa e poi pare sia schizzato fuori anche il corpo. Il bambino è nato col sacco amniotico intatto, come si dice, con la camicia. Con un bel colorito roseo. Ha dato un paio di piccoli strilli. Che occhi vispi! Che emozione a ripensarci. Mio marito scoppia in lacrime. Sono le 2.40 del 21/02/2010.

Ovviamente, durante la fase espulsiva ho avuto il tempo di pensare alla distocia di spalla che era una delle mie paure.

Rosaria mi ha messo subito il bambino sulla pancia per stimolare, con i suoi movimenti le contrazioni dell’utero e facilitare il distacco della placenta. Il bambino è poi risalito verso di me e l’ho subito attaccato al seno. Nessuno lo ha ripulito, neanche la bocca, il cordone è rimasto integro fino a che non è uscita la placenta, non ricordo dopo quanto, ma non credo sia passata più di mezz’ora. Il sanguinamento è stato nella norma. Mio marito ha tagliato il cordone.

Rosaria mi ha visitato. Una piccola lacerazione interna (credo 4 punti) e 2 punti esterni. Mi è andata bene.

Rimango stesa sul tappeto col bambino su di me per tutto il tempo in cui Rosaria mi ricuce. Non riesco a spostarmi e lei è in una posizione davvero scomoda, ma ci riesce. Ripenso ai miei due parti precedenti, non c’è paragone e mi rattristo, mi sento ancora in colpa al pensiero di non essere stata forte abbastanza allora, e non aver dato anche ai miei primi due figli una nascita dignitosa, come meritavano. Rosaria mi dice, giustamente, di non pensarci e di godermi il presente.

Adesso che ha terminato, posso passare sul divano, ma prima devo provare a fare pipì. Vado in bagno col piccolo tra le braccia perché non appena me lo staccano piange. Accidenti, non riesco a trovare i muscoli, non mi ricordo come si fa…ma poi alla fine ci riesco…è difficilissimo. Sono le 5.00.

Si sveglia mia figlia. All’inizio è in lacrime perché vuole la sua mamma, poi vede il fratellino, capisce che è uscito dalla pancia e così si stende anche lei con me e guarda questo esserino con gli occhi così vigili, con qualche macchia di sangue sulla testa, nudo a contatto con il mio corpo. E’ bellissimo, mi sento appagata e felice.

Alle 6.00 Rosaria va via.

Ormai è giorno e si annuncia una bella domenica di sole. Alle 7.30 si sveglia anche mio figlio, incredulo e felicissimo per l’arrivo del fratello. La prima cosa che mi dice è stata “mamma allora ce l’hai fatta a fare la cacca speciale per farlo nascere!”. Da qualche settimana, infatti, mi chiedeva come avrei fatto a farlo uscire dalla pancia. Così gli dicevo che se non fossi riuscita a fare una “cacca speciale” mi avrebbero tagliato la pancia.

Non aveva mai commentato, fino a che, il venerdì precedente, tornando da scuola, mi dice che ci aveva pensato, secondo lui era meglio non mi facessi tagliare la pancia ma provassi a fare la cacca speciale. Mi sono quasi commossa e me ne sono ricordata durante il travaglio per darmi forza. Anche mio figlio era dalla mia parte! E’ proprio vero che i bambini capiscono più di tanti adulti. Così avvertiamo anche i miei genitori che abitano al piano di sopra e non si sono accorti di nulla.

Che festa per questa nascita in casa, come una storia d’altri tempi. Che calma, che intimità. Nessuno si è preso mio figlio senza quasi farmelo toccare per lavarlo, pesarlo, misurarlo, aspirargli muchi, praticargli profilassi varia, ecc…

Mio figlio è stato lavato alle 9.30 con me, i suoi fratelli e la nonna; non ha emesso un solo strillo, era calmissimo, eravamo tutti felici di poterlo accudire da subito. Che bello poterlo fare io stessa e non delegare all’infermiera di turno.

E’ stato visitato dalla pediatra solo il giorno dopo. La pediatra è rimasta piacevolmente sorpresa dell’evento, per la nascita in casa e nonostante avessi alle spalle due cesarei; mi ha fatto i complimenti ed ha ribadito anche lei che, davvero, oggi, vede tantissime donne che subiscono cesarei per un minimo problema, spesso inesistente.

Non so quanto fosse lungo o pesasse alla nascita. L’ho pesato io il giorno dopo, ed era di 3.120 Kg, aveva già emesso il meconio e fatta tanta pipì. In ospedale, dove ci siamo recati dopo 72h dalla nascita per il prelievo di screening neonatale, era a
3420Kg. Probabilmente era più o meno questo il peso alla nascita. Le prime misure complete sono state prese solo in 12° giornata al primo controllo nello studio della pediatra: 53cm di lunghezza, 37.6cm di circonferenza cranica e ben 4170gr di peso. Devo dire che ancora adesso, a sei mesi e mezzo, con allattamento esclusivo, le sue misure sono ottime: 71.5cm per 8.900 Kg.

Molti si stupiscono di come cresca bene con il solo latte materno, io sono certa che tutti i bambini possano, ma questo apre un altro lungo capitolo. Certo alcuni ci hanno detto apertamente (e molti lo hanno pensato) che siamo stati incoscienti a far nascere nostro figlio a casa, nelle mie condizioni poi…Spero questo mio racconto possa far capire che la nostra è stata una scelta consapevole ed informata. C’è stato molto lavoro dietro.

Per tutto questo devo ringraziare prima di tutto Rosaria Santoro, senza la cui professionalità e sicurezza non ce l’avrei mai fatta. Per chi volesse, può trovare i suoi recapiti al sito www.nascitalibera.it.

Poi Samatha Di Paolo, la doula con cui collabora e che mi ha fatto conoscere Rosaria e il Dr. Belpiede. Sono molto grata a Samantha perchè mi ha sempre sostenuta ed incoraggiata a superare le varie difficoltà che ho incontrato. Lei è sempre stata convinta che ce l’avrei fatta con l’aiuto di Rosaria e mantenendomi lontana dagli ospedali. Mi ha sempre ripetuto che gli incontri, gli eventi non avvengono per caso… ed ha davvero ragione. Anche i suoi recapiti sono sul sito di nascita libera.

Devo dire grazie anche a tutte le donne del forum “Partonaturale" che con la loro esperienza incoraggiano altre donne a riapproprriarsi del proprio parto e dei propri figli, a fare scelte consapevoli ed informate. Lì ho potuto conoscere le storie di altre donne con esperienze simili alla mia e mi sono sentita come a casa, accolta e capita. Sapere che altre donne ce l’avevano fatta mi ha dato molto fiducia.

Devo ringraziare il Dr. Belpiede, unico medico a non avermi chiuso la porta e a dichiararsi disposto ad accogliermi nella sua struttura.

Ultimo, ma non ultimo, mio marito che mi ha sempre incoraggiata con il suo spirito positivo e che ha sempre avuto fiducia in me e nelle mie scelte. Certo, avrei preferito non subire 2 cesarei, ma senza questo, forse, non avrei intrapreso il cammino che mi ha portato a capire l’importanza della nascita e a parorire il mio terzogenito a casa. Un’esperienza che mi ha ripagato di tutto il dolore e la rabbia che mi portavo dentro.

Consiglio a tutte le donne cesarizzate e non i seguenti libri che sono stati fondamentali nella mia scelta:

-"La Gioia del Parto" di Ina May Gaskin, Edizioni Bonomi
-"Dopo un Cesareo" di Ivana Arena, Edizioni Bonomi
-"Il Parto Cesareo" di Olza-Martinez, Edizioni Leone Verde


di Luigi D'Elia, 28 agosto 2010 (a Matilde, a Chiara, alla Nonna Gina)

Nulla poteva far presagire che si sarebbe alzato tutto quel vento quando iniziarono le contrazioni. Antonio aveva immaginato almeno venti diverse possibilità per l’inizio del travaglio che aspettavano ormai da un momento all’altro, dalle più strane e improbabili alle classiche soluzioni da notte fonda e quando lei finalmente gli disse - Antonio, forse ci siamo - non seppe immediatamente realizzare se quella possibilità l’avesse formulata: le contrazioni cominciano il mattino appena svegli. Esattamente all’inizio della giornata freschi e riposati.

La stanza che avevano preparato era quella sul retro che dava sulle colline perché aveva una finestra grande e la tenda bianca leggera sembrava giocasse ogni volta col vento e con la luce. Fece una veloce ispezione della camera, asciugamani, bacinella - mi raccomando di ceramica con il bordino blu - gli aveva detto un suo amico del paese. Lui l’aveva trovata di ceramica, ma variopinta a gocce di colore verde.

Sara era tranquilla e sicura della sua decisione, caparbia come la sua nonna materna che durante la guerra andava in fabbrica in bicicletta e ogni volta che lo raccontava sembrava che la sua nonna fosse un eroina da romanzo bellico, una piccola combattente, una per intenderci tipo l’Agnese che va a morire. Sara aveva nella voce la stessa decisione, la stessa pacatezza silenziosa e riservata.

L’Agnese, l’altra, quella che gli avrebbe aiutati a far nascere il loro bambino comparve poco tempo dopo in fondo al sentiero come fosse stata avvertita da qualcuno, con una vecchia borsa da dottore di campagna e un vestito leggero che si confondeva con lo sfondo di maggio.

Con Sara si scambiarono poche parole, qualche domanda. Antonio tenendosi a distanza per non rompere quell’intesa che sapeva fondamentale, origliava, cercava di capire dagli sguardi, dalle parole dette a bassa voce e già da allora sembrava intuire che tutto quello che di importante si sarebbe dovuto sapere e comunicare da quel momento in poi sarebbe passato attraverso gli occhi, senza alcuna parola capace di infondere più sicurezza. E poi ognuno scivolò in silenzio, quasi ritirandosi nel proprio guscio come una lumaca, ad aspettare che il tempo si facesse più corto fino all’ora esatta, quella giusta.

Perché è giusto così - aveva ripetuto per nove mesi Sara. Perché partorire in casa le avrebbe permesso di vivere tutto naturalmente, avrebbe permesso che naturalmente il bambino venisse alla luce, che l’ormone dell’amore fluisse copiosamente tra mamma e bambino secondo i tempi  e i modi del travaglio, che il bambino cominciasse a respirare piano piano e che il cordone fosse tagliato nel momento giusto senza salti nel nuovo mondo, che la giusta miscela di ormoni di piacere e paura riempisse quel tempo e l’anima di tutti e tre.

Il resto - diceva lei - l’avrebbe fatto la casa. Per questo aveva deciso di aspettare questo momento nella casa della nonna. Da piccoli la chiamavano la casa che guarda il mare e del mare aveva il respiro che lo potevi quasi sentire soffiare quando la brezza la attraversava accarezzandone le pareti bianche di calce, affondando nelle tende bianche, strisciando tra i libri e i pochi mobili di legno fino a sfiorare la nuca che non sapevi se fosse stata la brezza o il passaggio di un’ anima.
Antonio si era preparato un quaderno bianco per questo momento, bianco senza righe, prende la brocca d’acqua fresca e si mette al tavolo in veranda, quello che guarda il mare  e lì aspetta, con il foglio bianco davanti.

Agnese si ferma in mezzo, quasi nel corridoio che può sentire fuori se per caso Antonio cerchi sicurezza e dentro se Sara la dovesse chiamare. Sara nella camera verso le colline. Il letto bianco alto e morbido come una piccola collina di neve e un cesto di lavanda fresca sul comodino nel verso del vento.

E il sole fece il suo giro secondo il suo tempo, le ombre disegnarono in tondo il loro profilo sulla casa, e Sara andava incontro piano piano al suo bambino con un gemito così sottile, periodico e modulato da sembra di piacere e non di dolore.
Seguendo un rito antico di amore e pace, senza nessuna fretta o procedura che la trasformasse nell’ennesima paziente di questo tempo malato.

La pagina di Antonio era ancora bianca quando Agnese gli disse che era il momento. Lui le prese le mani con decisione, forte almeno quanta quella che ci metteva lei, lei per metà sul letto, per l’altra metà in ginocchio. Agnese alle sue spalle che le diceva a bassa voce brava, aspetta che sia il momento e il momento fu che lei disse eccomi matilde, vieni fuori che siamo qui e lui seppe che era un femmina e lei seppe che ce l’aveva fatta e doveva solo prenderla in braccio e portarla al petto e così andò che nacque Matilde.

Senza un pianto che non fosse di gioia, nella camera che da sulle colline verso il sentiero che prendeva la nonna per andare in fabbrica in bicicletta anche se fuori c’era la guerra.

Stanco e sfinito com’era sarebbe rimasto immerso in quel sonno profondo per giorni se non fosse stato infine per il vento. Fu investito dal vento come se la casa fosse stata sfiorata da un dirigibile a bassa quota. Il vento arrivò senza il tempo di crescere o annunciarsi. Semplicemente arrivò e lo investi sul letto dov’era nata Matilde. Sara non c’era, Matilde nemmeno. Si affacciò nel corridoio, Agnese nemmeno e la casa era al centro del vento attraversata da parte a parte tanto che ebbe la sensazione di doversi tenere e si tenne allo stipite della porta come se potesse perdere l’equilibrio.

Il vento gli portò il battito delle mani e le risate dal sentiero dietro la casa. Abbassò la testa, si vide a piegare un po’ le ginocchia per farsi strada controvento e uscì sul prato in controluce: al centro il sentiero, sulla destra la quercia che si vedeva da lontano arrivando alla casa dalla parte del mare e appeso all’albero una cesta, forse una culla, che oscillava forte nel vento e vicino Sara con i capelli sciolti che danzava e rideva, com’era possibile, alzando le braccia, netta e scura contro la luce del tramonto, bella liscia di luce piena e contenta come fosse nuda sotto la luna e seduta vicino sulla sedia del corridoio Agnese che sorride e batte le mani e le mani se le porta il vento, sembra le porti lontano e sembra che battano sul cuore di Antonio, mani e cuore entrambi nel vento e lui si avvicina alla cesta che dondola, come faranno - si chiede - ad essere così leggere in questo vento e da vicino vede Sara  che lo guarda ma lo sguardo è altrove lontano, contento e lontano e sorride  e negli occhi la vede che canta pure anche se non può sentire e i piedi calpestano lavanda e Agnese la guarda la contempla con lo sguardo sicuro che lui ha inseguito e cercato durante il travaglio che va tutto bene, stai tranquillo, così è giusto e arriva alla cesta e dentro c’è Matilde che ha occhi neri grandi stretti tra le guancia rosse di mela e sorride leggera anche lei nel vento e con lo sguardo sembra seguire un’ ape che vola bassa sul suo viso e poi si posa entra in bocca, disegna le labbra e poi si alza di nuovo e poi di nuovo in bocca dentro che scompare e poi eccola di nuovo che le vola sugli occhi quasi che la dovesse attraversare per tutto il viso per disegnarle un sorriso che dai pochi capelli alle labbra piccole rosse di fiore sarebbe  per sempre stato il sorriso di Matilde.

E Antonio si stende sotto la culla che quaggiù nell’erba sembra ci sia meno vento ma le mani e le risate, quelle se le porta lo stesso nel sonno, oltre le colline. E un attimo prima di scivolare nel sonno ha appena la sensazione che gli esca sangue dal naso e che non ha più paura.

“Lasciatelo fare…lasciategli il tempo…
lasciate alla nascita la sua lentezza e la sua gravità”
F. Leboyer

La storia della nascita rispettata di Giulia comincia da prima ancora del suo concepimento. Inizia dalla nascita di Silvia appena 17 mesi prima.

Silvia è nata il 6 aprile 2010 in ospedale con un taglio cesareo d’urgenza che ho subìto, e mai veramente accettato, a fine travaglio, a dilatazione ormai completa, dopo molte ore di immobilità da sdraiata con monitoraggio fetale costantemente attaccato, flebo di ossitocina sintetica per aumentare le contrazioni, continue esplorazioni interne, ecografie, spinte guidate sul lettino da parto in posizione litotomica, fino all’ingresso in sala operatoria per mancata progressione della testa nel canale del parto.

Da quel luogo freddo ed asettico sono uscita ferita, impotente, terrorizzata, sovrastata da un dolore fisico innaturale e, quel che è peggio, totalmente incapace di provare qualsiasi emozione verso la mia bambina, intravista solo per un secondo senza che il mio corpo addormentato la riconoscesse.

L’unico ricordo, appannato dagli antidolorifici, che ho di me stessa è quello di una malata immobilizzata nel letto dal dolore, imbottita di farmaci e piena di tubi, flebo, medicazioni, ecc., impossibilitata ad accudire un neonato perché a sua volta bisognosa di assistenza.

Anche molto tempo dopo l’intervento (non riesco e non riuscirò mai a chiamarlo “parto”), questi sentimenti di invalidità, estraneità e frustrazione non mi hanno mai abbandonato, segnando tristemente i primi mesi di vita della mia bambina e pregiudicando l’avvio dell’allattamento.

Per cercare di capire realmente quello che era accaduto ho iniziato a raccogliere informazioni sul parto cesareo e sulle indicazioni che lo rendono necessario e, pur non avendo intenzione di programmare a breve una seconda gravidanza, a ricercare spunti per un percorso nascita completamente diverso da quello che mi aveva portato dritta dritta in sala operatoria.

La sensazione di aver perso una parte importante della maternità e dei primi istanti di vita di mia figlia è stata così forte da impedirmi di accettare aprioristicamente l’idea di un ulteriore cesareo programmato, anche se questo è il destino più comune, apparentemente ineluttabile, di una precesarizzata. 

Ho letto dei libri a carattere divulgativo sul parto cesareo e sul VBAC scritti da medici e da ostetriche (in particolare “Il parto cesareo” di I. Olza ed E. Lebrero Martinez), ho cercato informazioni su Internet e sono approdata al forum parto naturale, dove ho potuto condividere la mia esperienza di parto traumatico e conoscere le storie gioiose di molte donne capaci di partorire spontaneamente dopo uno o più cesarei.

Tutte le informazioni raccolte hanno radicato in me due convinzioni: 1) che per evitare un cesareo inutile è opportuno rispettare ed assecondare la fisiologia del parto; 2) che il parto vaginale dopo cesareo al termine di una gravidanza fisiologica è un’opzione praticabile e sicura.

A gennaio 2011 ho saputo che il destino stava per regalarmi un’altra bimba, un dono inatteso e meraviglioso….e così, sulla base delle informazioni già raccolte, è iniziata questa nuova avventura.

Non è stato facile trovare un ginecologo davvero disposto a seguirmi nel mio cammino verso un VBAC, anche perché nel mio caso era trascorso pochissimo tempo dal precedente TC (per quella che è la mia esperienza, da queste parti molti ginecologi sono in ogni caso contrari al VBAC, altri richiedono comunque un intervallo di almeno 2-3 anni prima di ammettere una precesarizzata al travaglio di prova).

Alla fine, la mia scelta è caduta sul Miulli di Acquaviva (Bari), un ospedale regionale che ha un reparto di ostetricia moderno e confortevole ed è attrezzato per il parto attivo, il cui primario, dr. Pontrelli, mi ha seguito con professionalità, umanità e dolcezza, dedicandomi moltissimo tempo, dimostrando rare capacità di ascolto ed empatia, illustrandomi con obiettività rischi e benefici delle diverse opzioni senza mai spaventarmi e rassicurandomi in merito alla fattibilità di un travaglio di prova.

Per non lasciare nulla al caso, ho visitato il reparto di ostetricia da cima a fondo, ho parlato a lungo con le ostetriche ed ho informato chiaramente il medico circa le mie scelte in merito al travaglio ed al parto, mostrandomi ben informata, consapevole e determinata.

In ogni caso, avevo già deciso che per questa gravidanza avrei cercato anche un’ostetrica indipendente, una figura di riferimento in cui riporre fiducia, disponibile eventualmente ad accompagnarmi in ospedale in modo da non trovarmi più da sola al cospetto di medici di turno eventualmente mai visti prima.
Ormai da qualche tempo, frequentando  il forum di parto naturale, sentivo parlare di un’ostetrica di Grottaglie, Rosaria, segnalata come l’unica nella mia zona ad aver seguito parti a domicilio anche di donne precesarizzate. Così la chiamo e le chiedo un incontro… capisco subito di essere nel posto giusto e con la persona giusta…ed in breve i miei progetti cambiano.

Maturo la personale convinzione che se voglio avere buone possibilità di partorire spontaneamente devo concedermi i miei tempi e prendermi i miei spazi, mentre anche nel migliore ospedale del mondo mi sentirei, e probabilmente sarei, sempre una “sorvegliata speciale” da portare di corsa in sala operatoria al minimo intoppo.
Così la mia prima opzione diventa il parto in casa, con la sola assistenza dell’ ostetrica,  ovviamente a patto che le circostanze lo consentano.

Questa decisione è il frutto della reale consapevolezza che ho acquisito circa i processi fisiologici del parto e la possibile interferenza su di essi dei protocolli ospedalieri, oltre che di un percorso di rielaborazione della mia esperienza precedente, riconciliazione con il mio corpo e preparazione ad un parto davvero naturale.

Durante il corso di accompagnamento alla nascita ho riacquistato fiducia nella mia capacità di partorire da sola e in modo fisiologico, senza alcun intervento esterno e senza epidurale o altri farmaci per alleviare il dolore.

Credo fermamente che la mia scelta, consapevole ed informata, non comporti rischi aggiuntivi per me o per la mia bambina: accanto a me ci sarà un’ostetrica esperta e preparata, in grado di riconoscere e fronteggiare eventuali complicanze; se sorgerà la necessità di andare in ospedale potrà accompagnarmi al Miulli ed in caso di vera urgenza a 10 minuti da casa mia c’è l’ospedale San Paolo, un’altra struttura pubblica ben attrezzata.

Per evitare ogni ansia o preoccupazione indotta, il mio progetto, totalmente condiviso da mio marito, rimane un segreto per tutti, senza eccezioni, ginecologo e familiari inclusi.  

Vivo la gravidanza con grande gioia e serenità, senza arrovellarmi troppo su come sarà il parto: stavolta so di aver fatto tutto quanto in mio potere per accogliere la bambina al meglio e sono molto ottimista e fiduciosa, ma non voglio crearmi troppe aspettative.

In un angolino della mia mente c’è posto anche per l’eventualità di un ricovero in ospedale e persino di un secondo cesareo: perciò preparo un piano del parto, che affido con fiducia al dr. Pontrelli, con tutte le mie richieste in merito alle pratiche ospedaliere ed alla degenza, in modo da vivere comunque un’esperienza per quanto possibile positiva e serena.

All’inizio della 40esima settimana vado dal ginecologo per l’ultima visita con ecografia di routine: il medico mi assicura che tutto procede bene, c’è abbastanza liquido, il peso della bimba non è eccessivo, ma la testa è ancora molto alta…proprio quello che tutti i medici mi ripetevano di Silvia.

Forse tutto è destinato a ripetersi? Inizio a chiedermi: “Scenderà stavolta la testa? Forse c’è qualcosa che non va in me? Perché faccio solo figli con le teste che non scendono?

In questo momento cruciale, in cui per un istante ho messo in dubbio la mia capacità di partorire,  il dr. Pontrelli e Rosaria mi rassicurano dicendomi che l’importante è che la testa scenda al momento giusto. Intanto però comprendo che sono arrivata al bivio: da un lato monitoraggi, forse altre ecografie, la prospettiva del prericovero, esami e controlli di routine, con ogni probabilità anche espliciti avvertimenti su paventati rischi di rottura dell’utero da parte di qualche solerte e benintenzionato operatore sanitario di turno… dall’altro silenzio, quiete, attesa e ascolto del mio corpo e della mia bambina.

Resto sospesa un attimo che sembra un secolo, poi scelgo la seconda via, sostenuta in tutto e per tutto da mio marito Giorgio, e mi assumo interamente la responsabilità di accompagnare la mia bambina verso la vita, come per me è giusto che sia. Ormai è deciso. Quella improvvisa sensazione di ansia che mi impedisce di respirare si dissolve. Ora tutto può accadere.

Cerco di isolarmi da tutti i pensieri e le influenze negative: assecondo i segnali di stanchezza che mi trasmette il mio corpo e cerco di riposare il più possibile per affrontare al meglio il travaglio ed il parto. Nessun monitoraggio, nessun controllo particolare, nessun'altra visita o ecografia.

Non mi sento un’incosciente, ho letto le linee guida sulla gravidanza fisiologica ed ho fatto tutti gli esami raccomandati per la mia epoca gestazionale, evitando solo di farne in più. Sento che tutto quello di cui abbiamo bisogno è prepararci serenamente alla nascita.

Sono a 39 settimane e 4 giorni. Da qualche tempo ormai ho quelle contrazioni preparatorie che ricordo così bene dalla nascita di Silvia, ma la notte tra il 24 e il 25 agosto qualcosa cambia: sono più forti, più ritmiche, più lunghe. Io sono sicura che ci siamo. Finchè posso, resto nel lettone a dormicchiare per fare scorta di tutte le energie. Verso le 6 non riesco più a rimanere a letto, i dolori mi tengono sveglia e forse un po' anche l'emozione...mi preparo un latte caldo e telefono a Rosaria che mi dice che verrà a vedermi, ma di restare tranquilla perché le contrazioni potrebbero anche fermarsi e poi riprendere a distanza di ore o giorni.

Razionalmente so che potrebbe essere un falso allarme, ma nel profondo di me stessa sento che la mia bambina è pronta e mi sta chiedendo di nascere. Aspettando Rosaria, mentre tutti dormono, riassaporo in solitudine qualche brano del libro "Il parto cesareo": non mi stanco mai di leggere e rileggere l'aneddoto della donna che affronta un lungo viaggio per incontrare Odent e chiedergli come fare per avere un VBAC e della risposta che lui le dà: "Chiuditi nel bagno di casa tua e non permettere a nessuno di entrare!"  ...questa storiella mi fa ridere e mi dà molta forza.

Verso le 8 arrivano Rosaria e Samantha: due donne sorridenti, nei loro freschi abiti estivi, senza camici, mascherine, guanti…  Rosaria ha tutto ciò che le serve nella borsa, ma mi propone di aspettare un po' a visitarmi perchè siamo ancora all'inizio ed io sono subito d'accordo. Non ho fretta, voglio godermi quelli che probabilmente sono gli ultimi momenti con la mia pancia. Intanto ci raggiunge mio marito, mia figlia si sveglia e tutti insieme facciamo colazione. Affidiamo Silvia alla tata e Giorgio va a sistemare ciò che aveva lasciato in sospeso in laboratorio per potersi prendere la giornata libera e attendere gli eventi.

Con Rosaria e Samantha chiacchieriamo ed intanto quasi per gioco contiamo le contrazioni e l'intervallo tra una e l'altra: circa un quarto d’ora. In tarda mattinata faccio una doccia calda e rilassante e resto per un po’ da sola in camera da letto. Parlo con la mia bambina, le chiedo di aiutarmi a spingerla verso la vita, le dico che sono sicura che questa volta non ci perderemo.

Le contrazioni non si fermano, lentamente salgono di intensità e frequenza. Sono circa le 12,00. Rosaria mi visita e mi conferma che sono a 4 cm: il travaglio sta iniziando.

Propongo di pranzare perchè voglio fare scorta di energie per il parto ora che le contrazioni non mi impediscono ancora di fare altro: mangiamo tutti insieme, focaccia calda, mortadella e mozzarelle. Poi le contrazioni si fanno più intense e mio marito con una scusa più o meno plausibile porta Silvia dai nonni, ignari di tutto. Il periodo dilatante è lieve e tranquillo: sono quasi sempre per terra, accovacciata o carponi, con gli occhi chiusi e la testa appoggiata ai cuscini del mio letto; respiro, vocalizzo, assecondo le contrazioni e mi rilasso negli intervalli.
Il dolore non è poi così forte ed anzi, tra una contrazione e l’altra, raggiungo uno stato di beata semi-incoscienza; sento un peso doloroso sull'osso sacro, ma Samantha mi fa dei meravigliosi massaggi con olio profumato proprio nel punto che mi fa male e mi dà grande sollievo, mentre mio marito mi asciuga il sudore con un asciugamano e mi tiene la mano.

Con una contrazione si rompono le acque e subito dopo perdo il tappo mucoso.
Verso le 15,00 sono già a dilatazione completa: non ci posso credere! Penso che sto per abbracciare la mia creatura e invece qui inizia il difficile…

Rosaria mi dice che se sento la necessità posso cominciare a spingere, ma pur avendo iniziato ad avvertire i pre
miti prima ancora di completare la dilatazione, le mie spinte si rivelano subito poco efficaci. Arriva la prima sensazione sgradevole: non riesco a controllare le gambe, che si contraggono mio malgrado, e sono rigide come tronchi. Mi assale la paura irrazionale che anche stavolta la testa non riesca a scendere e la bambina rimanga incastrata e non possa uscire. Chiedo a Rosaria perché ci vuole tanto tempo. Ma Rosaria dice solo: “Tu e la bambina non siete ancora pronte” e mi consiglia di non spingere perchè mi stanco inutilmente, mentre è bene che preservi le forze; entro in vasca e l'acqua calda mi rilassa e mi aiuta a rigenerarmi.

Ora non riesco più a parlare, nè a pensare, non ho nemmeno consapevolezza delle persone che restano discretamente intorno a me ad aspettare i miei tempi: voglio solo far nascere questa bambina. Passa un tempo che a me sembra infinito. Inizio ad essere stanca. Rosaria controlla il battito ad ogni contrazione. Per un attimo torna la paura: “ecco, adesso mi dice che c’è sofferenza fetale e finisco di nuovo in sala operatoria con 10 cm di dilatazione” e subito dopo: “Non riuscirò mai a vestirmi e ad arrivare alla macchina per correre in ospedale…” anzi “non voglio andare in ospedale ”.

Comincio a chiedere come sta la piccola perchè non riesco a sentire il suo cuore distintamente come all’inizio, ma Rosaria mi spiega che è normale e dipende dal fatto che ora la bambina è molto in basso: per farmelo capire davvero, mi invita a guardare dove ha appoggiato il doppler fetale.

Finalmente mi rassereno perché so che la bambina sta bene, che non dobbiamo andare in ospedale e soprattutto che la testa è scesa! Sento di aver superato il punto in cui la mia precedente esperienza di parto è stata spezzata. Dentro di me qualcosa si scioglie, sento che tutto va come deve andare. Mi tornano in mente le parole di Rosaria, quando le avevo telefonato agitatissima dopo l’ultima ecografia: “Non pensare a quello che è stato. Questa è un’altra gravidanza, è un’altra bambina, tu sei una persona diversa”.

E’ proprio così: forse ci vorrà ancora del tempo, ma questa volta posso farcela.
Non riesco a stare ferma: cammino in giro per la stanza, quasi senza rendermene conto muovo il bacino in senso circolare per fare spazio alla testa della bambina, quindi torno accovacciata. Fa molto caldo ed ho sete, ma faccio fatica a bere: Samantha mi aiuta a cambiarmi la camicia e mi avvicina alle labbra dei cubetti di ghiaccio da succhiare. In questa fase Rosaria e Samantha, consapevoli della delicatezza del momento, sono attentissime alle mie necessità: malgrado io non riesca molto a parlare, si sforzano di capire e soddisfare le mie piccole esigenze prima ancora che riesca ad esprimerle. La voglia di spingere è sempre più forte, ma ancora non ci siamo. Cambio ancora posizione. E’ il momento decisivo. Ora sono a terra seduta su un materasso. Samantha mi tiene la testa e le spalle e mi accompagna durante le spinte e io porto le ginocchia al petto con le mani, così finalmente sento le gambe rilassarsi e diventare più morbide. A questo punto Rosaria mi spiega che tenterà una piccola manovra per sbloccare la testa che sembra un po' incastrata...non mi accorgo di nulla in particolare, ma dopo pochi secondi la sento dire che la testa è libera e quasi istantaneamente avverto la differenza...

ora il bisogno di spingere è incontrollabile, non decido di farlo, lo faccio e basta.

Rosaria e Samantha mi dicono che si vede la testa e che se voglio posso toccarla, ma io non voglio, ho troppa paura che non sia vero o che possa tornare indietro… chiedo a mio marito di guardare. Lo sento emozionato e commosso: “La vedo, la vedo, ha tanti capelli, sono neriiiiiii!!!” Allora è vero…sta per succedere veramente…

Un impacco caldo mi dà una sensazione di improvviso e totale benessere e mi rilassa i muscoli perineali; in 4/5 spinte la testa è fuori, poi sguscia fuori anche il corpo...sento, vedo la pelle umida e tiepida della mia bambina e il cordone ed è una sensazione irripetibile.

Il periodo espulsivo è durato circa tre ore e mezza: sono le 17,40 del 25 agosto 2011…e finalmente ecco la mia piccola Giulia!
  
Rosaria mi appoggia la bimba sul petto coperta da un asciugamano e la massaggiamo tutti insieme: un batuffolino nero, con la testa ancora un po’ allungata, gli occhi spalancati a fissare i miei, l’espressione un po’ stupita ed aggrottata che ha tuttora… c'è bisogno di aspirarle manualmente parecchi muchi che non riesce ad espellere da sola, ma resta sempre sdraiata sulla mia pancia attaccata al cordone. Non ho ricordi molto precisi di quello che accade subito dopo: sono troppo impegnata a guardare negli occhi la mia bambina, abbracciarla ed accarezzarle le manine…mi accorgo appena di un paio di contrazioni poco dolorose, guardo in basso e vedo che è uscita anche la placenta.
Non so quanto tempo dopo arriva anche la pediatra; lei e Rosaria tagliano il cordone, che ha ormai smesso di pulsare, e la bambina viene lavata, vestita, misurata e pesata: kg 2,940 per 49 cm.

Intanto io riesco a mettermi a letto e Rosaria mi medica rapidamente una piccola lacerazione spontanea da due punti. Poco dopo Giulia è di nuovo con me e finalmente, con il nasino libero dai muchi, si attacca al seno.  Stento ancora a crederci: siamo insieme nel lettone della nostra casa e non ci separeremo più per tutta la notte.

Dopo esserci concessi qualche meraviglioso momento tutto per noi tre, Giorgio chiama i miei genitori, che abitano nel nostro stesso palazzo, per dar loro la notizia; arrivano dopo pochi minuti con Silvia che indica col ditino la sorellina appena nata. Mio padre è attonito, con una bottiglia di champagne in mano, e ci guarda come se fossimo dei marziani, mia madre dice che aveva capito tutto.
Riesco già a mettermi in piedi, a mangiare del brodo caldo ed una pesca ed a brindare alla nascita di Giulia, mentre Giorgio telefona ad amici e parenti per raccontare entusiasta ed orgoglioso che sua figlia è nata a casa.

Quel giorno, così come nei giorni successivi, non ci sono state pillole, flebo, iniezioni; non ho assunto farmaci, nè integratori; mi sono reidratata bevendo acqua e mangiando cibi semplici e nutrienti preparati nella mia cucina e per accelerare la guarigione della lacerazione ho fatto impacchi di ghiaccio, tintura madre di calendula e miele, mentre l’utero è tornato alle dimensioni normali aiutato dall’ossitocina naturale liberata durante l’allattamento.

Questa volta non mi sento malata, solamente…mamma.


Ora, a distanza di qualche tempo, ripensando a quanto quest’esperienza di parto sia stata per me bella, intensa e gratificante, penso sia importante far sapere a tutte le donne che il parto naturale dopo cesareo è una possibilità reale, a condizione di credere in se stesse e di farsi assistere da persone che ci credano a loro volta, e che più in generale esiste un’alternativa al parto medicalizzato.
Per me, che avevo vissuto in modo così drammatico le pratiche ospedaliere ed il cesareo, questa alternativa, restituendo alla nascita la sua dimensione intima, spontanea e gioiosa, si è certamente rivelata la scelta migliore ed ha facilitato enormemente anche una felice riuscita dell’allattamento.
Per la mia bambina, ha significato essere accolta immediatamente tra le braccia della sua famiglia ed avere nei suoi primi giorni di vita una mamma integra, sana, gratificata e capace di occuparsi con slancio di lei e di tutte le sue necessità.
Ringrazio di cuore le persone che hanno accompagnato questa nascita e l’hanno resa così bella e speciale, in primo luogo mio marito Giorgio, che ha avuto il coraggio di condividere le mie scelte e farle sue, mettendo da parte paure e preconcetti.

Grazie a tutte le donne e mamme del forum parto naturale, per aver ottimamente orientato e incoraggiato le mie scelte. Grazie a Rosaria e a tutti i suoi collaboratori, in particolare Samantha, Monica e Giuseppe, per quello che hanno fatto per noi e che fanno ogni giorno per le donne. E malgrado abbia poi deciso di non andare in ospedale e sia felicissima della scelta compiuta, un ringraziamento va anche al dr. Pontrelli, che mi ha fatto vivere serenamente questa gravidanza, ha compreso e supportato il mio desiderio di partorire naturalmente senza considerarlo un inutile capriccio e, credo, avrebbe davvero cercato di aiutarmi a realizzarlo.

Infine ringrazio Giulia, venuta al mondo inaspettatamente, ma non per caso, a regalarmi un'esperienza di maternità riparatrice in ogni senso. Forse ora la ferita del cesareo si chiuderà....? chissà....!  per ora resta, anche se forse sanguina un po' meno...  ma mi ha dato la forza di desiderare, cercare ed ottenere per Giulia una nascita diversa. dolce. umana. naturale.

Valeria – mamma di Silvia e Giulia

Vorrei raccontare a tutti, la stupenda giornata che ho vissuto il 24 agosto 2011, con la nascita del mio secondo bimbo.

Se dovessi definire con una sola parola la mia esperienza di parto, la parola giusta sarebbe “serenità”. Lo racconto perché vorrei trasmettere a tutte le donne incinte, quella tranquillità e serenità con cui ho vissuto quel giorno, A CASA MIA!

Ricordo ancora la brezza di quella mattina, quando alle quattro, che si ruppero le acque, uscii in giardino per chiamare la mia adorata sorellona, mentre mio marito faceva due chiacchiere con la mia ostetrica che io ho definito “una forza umana”!

Mi sentivo felice e rilassata, tanto che andai nuovamente a letto. Alle sette, un accenno di onde arrivò e decisi di fare una doccia e vedere un po’ di TV. Dopo mezz’ora quelle onde iniziarono a crescere, tanto da farmi entrare in un mondo tutto mio (e del mio bambino). Ricordo quando si svegliò il mio primo bimbo Mirko di due anni e che presto sarebbe diventato il fratellino maggiore. Lo abbraccia così forte da dimenticare per un attimo tutto il resto (quell’abbraccio mi fece davvero bene!)! Mi resi conto, per l’ennesima volta, di aver fatto la scelta giusta decidendo di partorire in casa. Mio marito era lì vicino a me che mi accompagnava in questa splendida  avventura. Ero libera di fare e dire ciò che volevo, mi sentivo completamente serena e a mio agio. Iniziai a vocalizzare, la mia lettera è stata la A. Avevo riempito la vasca da bagno e, nonostante Rosaria mi ricordava che potevo entrarci, io non sentii l’esigenza di farlo. Ero troppo comoda sulla mia palla rossa, aggrappata a mio marito Piero. Ad un certo punto cambiai posizione, mi misi in ginocchio con il viso appoggiato alla palla, mi sentivo completamente pronta a far nascere Walter e, dopo nove mesi, non so quante spinte, con  l’aiuto di Rosaria, alle dieci e venti circa il mio Batuffolone vide la luce: peso Kg. 4400 e nemmeno un punto!

Ebbi la conferma che tutto quello detto da Rosaria durante gli incontri pre-parto, era vero! La cosa più bella è che dopo dieci minuti ero stesa sul mio divano con Walter sul petto, Mirko alla mia sinistra e mio marito alla mia destra. Ho condiviso quel momento speciale con la mia famiglia...


Dopo  l’espulsione della placenta, Rosaria tagliò il cordone e subito si rese conto che avrebbe voluto farlo fare a Piero. Ma non avendolo fatto, dopo qualche giorno, la mia placenta è stata piantata sotto l’albero dei limoni, proprio dalle sue mani!

Verso mezzogiorno, credo, facemmo il primo bagnetto a Walter. Questi sono momenti unici che non dimenticheremo mai io e mio marito. Resteranno sempre impressi nella memoria e nel cuore!

Ringrazio il Signore e mamma che da lassù mi hanno protetta; ringrazio mio marito Piero che mi ha sostenuto in ogni mia decisione; ringrazio le mie due gioie Mirko e Walter di avermi regalato questa felicità; e per ultima, ma non meno importante, ringrazio Rosaria per avermi dato l’opportunità di donare a Walter una venuta al mondo speciale.

La mia prima figlia è nata tramite un taglio cesareo inutile nel giugno del 2010. E' stata una nascita che ha lasciato dentro di me un vuoto enorme, un dolore sordo che solo col tempo e 19 mesi di allattamento siamo riuscite a risanare piano piano. A pochi giorni dalla nascita di Rachele sapevo che mai e poi mai avrei voluo rivivere una nascita così..e mi sono messa alla ricerca della strada che in seguito ho intrapreso grazie al fondamentale sostegno del forum Parto Naturale e della mia ostetrica. Questo racconto è per tutte le mamme, che possano ritornare a credere nelle loro capacità di Donne. Ma soprattutto, questo racconto è per la mia Rachele a cui auguro di assaporare, divenuta adulta, il mistero della Vita.

"Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza... percorreremo assieme le vie che portano all'Essenza.”

La quarantesima settimana è passata silenziosa e, nonostante senta che il mio cucciolo ed io siamo pronti per il vaggio che ci attente, qualcosa mi blocca..non sò cos'è me sta facendo da muro, non mi permette di lasciarmi andare al nostro incontro.

Mercoledì 29 febbraio vado all'incontro con Rosaria dove mi rilasso, prendo tempo per me e la mia pancia, stacco dal nervosismo e dall'ansia he mi gira attorno, dalla tensione di Rachele che da un pò è inquieta.

Lei sente, lei sà che qualcosa sta cambiando. E mi cerca, mi risucchia finchè può.

Rosaria (la mia ostetrica) mi tranquillizza, come sempre... come una madre. Mi visita e sorride... collo chiuso e posteriore ma c'è tempo, non c'è fretta. Il bimbo sta benone, galoppa sicuro e determinato il suo cuore!

Parliamo, scherziamo, ci rilassiamo vedendo un documentario... e sarà quello che probabilmente mi farà capire che non c'è nulla da temere, che la Vita sà farsi spazio da sola... basta permetterglielo!

Giovedì 1 marzo. Sono serena finalmente, so che siamo pronti da un pezzo e mi lascio andare, allontano le paure che non ci servono, tengo per me l'emozione e la felicità di un primo appuntamento, il desiderio di vedere finalmente il piccolo nanetto che prepotentemente è entrato nella nostra vita e che è rimasto aggrappato a me nonostante le difficoltà dei primi mesi.

La sera le contrazioni si fanno sentire, ma non ci faccio troppo caso, ho persone a casa e mentre cuciniamo la pizza simulo un mal di schiena fastidioso che mi fa passara tanto tempo sulla palla.

La notte piano piano i dolori diminuiscono, Rachele è inquieta, non sta bene, vuole ancora la sua mamma tutta per sè... Le concedo il tempo di cui ha bisogno per accettare il passaggio, mi dedico completamente a lei e il cucciolo nella pancia rispetta questo tempo... se ne sta buono, senza più scalciare, senza più puntarsi tra le mie costole e attende... ormai manca poco, lo sa... e attende.

Alle 5 del 2 marzo Rachele si addormenta, stanca ma serena, e le contrazioni riprendono il loro ritmo, la loro danza. Penso sia ancora presto, in fin dei conti sono irregolari e io sto così bene...

Faccio una doccia, mi rilasso, mi muovo sulla palla, respiro..e sono serena. Avviso Rosaria, le dico che ho contrazioni dalla sera prima ma che può fare con calma perchè sono tranquilla... non c'è fretta. Avviso il marito, è a Como e se vuole vedere nascere il figlio dovrà perdere questa giornata di lavoro. Avviso mia sorella che desiderava stare insieme a me e che sarà una spalla silenziosa e coraggiosa.

Rosaria arriva con Caterina alle 9 del mattino, la casa è silenziosa e calda, mi sento al sicuro e il sorriso di Rosaria mi conferma che andrà tutto bene. Le tapparelle sono abbassate ed è accesa solo la mia lampada di carta di riso..mi sento immersa nella quiete e intimamente ringrazio le mie compagne che sussurrano per non spezzare l'armonia che, sento, abbiamo già raggiunto. Rosaria mi fà la prima ed unica visita in travaglio, stupita mi dice che sono a 4 centimetri..sorride, siamo sulla buona strada.

Il tempo passa, chiacchieriamo tra una contrazione e l'altra, ogni tanto il ripeto quanto sono felice, sento che sto iniziando a mollare gli ormeggi.."l'altro pianeta" che Rosaria ricorda sempre, e in cui ogni donna in travaglio dovrebbe rifugiarsi, è la mia destinazione.

Le contrazioni incalzano, mi alzo dal divano su cui sono stata fin d'ora e mi appoggio al tavolo, dondolo e canto..Rosaria e Caterina danzano e cantano insieme a me. Mi abbracciano da davanti e da dietro con le mani sui miei fianchi, mi sento sicura tra queste donne che hanno fiducia in me e nel mio bambino. Rachele ora è sveglia e mia suocera viene a prenderla perchè è spaventata dai miei vocalizzi, piange e mi cerca ma io non posso darle quello che vuole. Sono ormai in viaggio, non posso tornare in dietro nè fermarmi..si va avanti e anche spediti!

Rosaria capisce che sono a dilatazione completa e mi dice di mettermi qualcosa di comodo (sono ancora con i pantaloni e la maglietta che avevo indossato dopo la doccia!). "Non vorrai farmelo nei pantaloni!?!?" mi dice scherzando, io sorrido ma a quel punto realizzo che ora è il momento più difficile, quello in cui dovrò essere più forte... La paura mi assale, chiedo a Rosaria se ce la farò, le dico che non sono abbastanza forte. Lei mi rincuora, mi sostiene, mi riporta al mio bambino che vuole nascere e che io aiuterò a nascere, mi dice che non c'è fretta, che loro sono lì per me, che nessuno mi impedirà di fare ciò che sento. Mi sprona ad avere pazienza e fiducia..pazienza e fiducia..me lo ripeterà per tutto il tempo, fino alla fine... Pazienza e Fiducia. Mi aiutano a cambiarmi, mi portano in bagno per poter spingere meglio..ma io sono spaventa, ho paura del dolore, ho paura del passaggio, ho paura dell'ignoto. E mi aggrappo a Rosaria e Caterina, urlo dal dolore, dalla paura. Non percepisco più il tempo e lo spazio, ho ricordi sporadici e poco nitidi..so che col tempo ricorderò meglio. Ricordo che ho rotto le acque come un palloncino che scoppia... sono limpide, trasparenti, profumate. Il bambino sta bene, ma noi già sappiamo che sta bene. Il suo cuore batte forte e sicuro senza sbavature, è forte il mio bimbo, più forte della sua mamma.

Continuo a danzare e cantare, "ascolta il tuo corpo" mi dice Rosaria e mi impegno..lo faccio, chiudo gli occhi e cerco di lasciarmi andare a queste onde potenti che mi assalgono, mi faccio trasportare, mi faccio trapassare. Torniamo sul divano ed io mi metto per terra, carponi..sto bene solo così. Ora non sento più il dolore delle contrazioni ma un forte, fortissimo dolore alla schiena che mi riempie la testa. L'unico modo per alleviarlo è spingere, spingere forte..l'unica posizione in cui riesco a stare è per terra. La testa e le braccia spingono contro il divano, i piedi contro i piedi di Rosaria che fanno resistenza ai miei.

Ora non grido, non canto, non parlo, spingo e basta..il dolore alla schiena è terribilie, cerco di risposare tra una contrazione e l'altra mentre le mie donne mi incintano che la testa è lì, che ce la stiamo facendo, che stiamo per conquistare al mondo. Caterina (credo) mi massaggia incessantemente la schiena con l'olio, Rosaria mi poggia sul perineo panni caldi per rilassarlo..è teso, me lo dice, devo lasciarmi andare. Mia sorella mi bagna la fronte, mi sorregge tra una spinta e l'altra. La testa scende ma lentamente, sto andando contro la forza di gravità ma solo così riesco ad affrontare il dolore alla schiena. Rosaria mi propone di sedermi sul divano, che così potrò aiutare la testa a sendere meglio..ma io rifiuto, ho il terrore di spostarmi, rifiuto un paio di volte ma poi cedo.

"Nasci" grido al mio bimbo "ti prego... la tua mamma non ce la fà più!"

E così, con Caterina e Roberta al mio fianco e Rosaria pronta ad accogliere il mio bambino, in un paio di spinte è nato il mio nanerottolo. Testa e corpo sono usciti insieme, la sensazione di liberazione mi ha invasa e il dolore sparito. In quel momento il mondo si è fermato, non c'era più posto per la paura e lo sconforto, non un spazio per il senso di inadeguatezza e di sconfitta.

Nessuna tristezza ha attraversato il mio cuore, nessun dubbio di non essere abbastanza forte ha sfiorato i miei pensieri. Nessuna mano fredda ha accolto il mio bambino, nessuna luce ha accecato il suo timido sguardo. Nessuno lo ha separato dalla sua mamma, nessuno ha scelto per noi cosa fare e cosa non fare. Il silenzio e i sorrisi ci hanno circondato, la gioia e la commozione per una vita che sboccia ha invaso la nostra casa.

Mino è arrivato 10 minuti dopo la nascita di Giacomo. Non lo ha visto nascere ma ha visto la gioia e la soddisfazione nei miei occhi, ha guardato il figlio senza che un vetro li separasse e ha toccato la sua pelle calda e i suoi capelli morbidi..e questo gli è bastato.

"..ed io avrò cura di Te."

Simona

E’ vero,
è successo,
tutti hai stupito
solo con la semplicità della natività!

Tua madre ha detto
“Sento che devi uscire!”
neanche tre ore
e ci hai scaldato
il cuore!!!

I…l’aria….soffice e silenziosa
hai portato il fiocco rosa,
tra un albero ed un tappetino
nel silenzio del mattino.

Semplice, facile,
orgogliosa e possente
“Ilaria è alla luce: gioite gente!”

Due donne partite da lontano
son venute per darci una mano…
le aspettavamo, ma la semplicità del successo
ancora non la sapevamo!

Tutti sognavano di collaborare,
nonna Lucia,
i nonni Elio e Maria,
ma tu hai fatto fessa tutta la compagnia.

Solo tua sorella nella notte si è accorta di te
gridava “Iaia” e non ne capii il perché.
Persino tua madre dormiva
e non sapeva ancora della sorpresa della mattina.

Chiara ti ha visto,
ti ha accolto
al grido indelebile di “Iaia pi pi!”
ti ha riempito di baci
ed ha detto “Si!”.

Cresci forte in spirito e verità
che altro importanza non ha.
Cerca la strada,
trova la via
della tua vera felicità

Bari 25.12.2012

Ciao a tutti, scrivo quest’esperienza perché non solo è degna di essere raccontata ma si pone l’obiettivo di aiutare e dare coraggio alle future mamme.

Quando sono rimasta in attesa ero felicissima ed ho subito cercato mille informazioni per avere il meglio, come credo sia, per tutte le mamme. Grazie alla forte amicizia che ho con due miei compagni di fede, Joni e Adolfo, che sempre mi sostengono, essendo oltre che fratelli spirituali anche ispiratori di buon senso, mi lessi il libro Lotus Birth che sposava in pieno le mie convinzioni nascoste, come se avessi sempre saputo che era così, mi dava una carica fortissima per intraprendere un cammino non facile. Mio marito non fu subito felice del libro e delle mie intenzioni ma per fortuna è una persona aperta e curiosa così mi lasciò carta bianca al principio, convinto che non avrei trovato terreno fertile per quest’idea pazza, del resto stiamo al sud di Italia. Man mano che la mia gravidanza avanzava il suo appoggio e la sua opinione si dimostrarono molto opposte alle mie. Andammo anche a vedere una struttura ospedaliera, per quanto fosse ben arredata, il senso di medicalizzazione e poca cura per la persona erano tangibili, lì si sfornavano pacchi e altrove era anche molto peggio. Ho sempre dovuto lottare molto nella mia vita, la ricerca per essere felici è così. Dalla mia scelta religiosa, pratico il buddismo di Nichiren Daishonin, alla mia scelta alimentare, sono vegana tendente al crudismo, ho etichette della strana o della pazza a seconda delle circostanze. Dal mio ginecologo la mia alimentazione non è stata accolta bene, ma ha rispettato la mia scelta visto e considerato che le mie analisi e tutti i miei valori sono sempre stati ottimali, persino il ferro negli ultimi mesi si è abbassato, come è fisiologico che sia, ma mai sceso sotto la soglia dei parametri indicati come pericolosi. Ho sempre preso tutto dalla frutta e dalle verdure. Ho rifiutato anche acido folico e integratori, insomma la mia gravidanza che è stata una vera e propria passeggiata, niente nausee niente capogiri niente acidità di stomaco, è diventata un’altra bella dimostrazione di come si possa esser felici senza interventi eccessivi e medicalizzati. Per non dover affrontare tutti, quindi, nascosi a tutti le mie vere intenzioni sul parto in casa. Non dicemmo a nessuno nemmeno alle mamme o sorelle che se avessi trovato l’ostetrica in Puglia avrei praticato il Lotus Birth in pieno e cioè che non solo avrei partorito mio figlio a casa in intimità, ma non gli avrei tagliato il cordone ombelicale avrei aspettato che si staccassero da soli l’uno dall’altra. Motivo questo di ansie, soprattutto verso la fine della gravidanza dove tutti ma proprio tutti, (forse perché non sanno di cosa conversare con una gravida :-D), iniziano a chiederti “dove vai a partorire?”, “hai preparato la borsa?” “hai dato a tua madre il carrozzino così te lo prepara per l’ospedale?”, cose che non solo non esistevano per me ma non erano proprio contemplate.

Iniziai a cercare, sempre con più ansia, il tempo stringeva, un’ostetrica che fosse disponibile a seguirmi in questa grande pazzia, dopo tante ricerche e e-mail anche a nord Italia, ricevetti un contatto telefonico di un’altra donna ‘pazza’ che come me aveva partorito in casa, lei addirittura dopo aver avuto un primo figlio con parto cesareo! Finalmente arrivo a sentire la voce vera di un’ostetrica che accompagna le puerpere in questo sogno del parto in casa! Rosaria Santoro di Grottaglie!  

Non finirò mai di ringraziarla e soprattutto di aver sposato una missione che con mia meraviglia sta arrivando sempre a più persone. Una volta trovata l’ostetrica con mio marito Bartolo dovemmo chiarire definitivamente le posizioni, il figlio è di entrambi ed io non potevo decidere ostinatamente da sola. Ci sono stati episodi in cui mi son sentita molto sola, percepivo che per lui forte era la fiducia negli ospedali e nel parto classico, per quanto vedesse e sentisse gli altri racconti di parti naturali integrali, cedeva nell’intimo alle sue paure. Meno male che avevo i miei amici, infatti nella mia visualizzazione del grande evento sognavo ripetutamente la loro presenza e sostegno, infatti il mio invito a loro era l’unico che avessi fatto per tutti era divieto. Con Bartolo infine giungemmo ad un patto se il corso pre-parto con Rosaria, lo avesse convinto mi avrebbe appoggiato ma se anche solo un valore delle analisi del sangue o della pressione fossero stati al strani lui sarebbe intervenuto portandomi all’ospedale. Durante il corso per fortuna ha maturato una possibilità diversa, ma la sua paura l’ha conservata fino all’ultimo, ma più per amore di non poter salvare me o il bambino più che per la procedura che consiste nel non fare NIENTE, ma come abbiamo imparato l’imprevisto può esserci sia che si vada in ospedale sia che si vada in un altro posto. Fu soprattutto il vedere dei video sulla rete di papà che hanno accompagnato le loro mogli nella scelta del parto a convincerlo a maturare fiducia nella donna/futura madre.

All’ultimo mese Bartolo sentì di voler mettere al corrente tutti della nostra scelta, io ero contraria e questo fu un altro motivo di malessere per me, ma dovetti riflettere come da mesi suggeriva Joni, che non potevo mancare di coraggio se nelle cose ci credo dovevo portarle alla luce come per la pratica buddista o per l’alimentazione.

Sentivo nel profondo che mia madre non mi avrebbe ostacolato infatti per lei l’ostetrica era più che sufficiente, mi diede occasione di scoprire come fossero stati tutti e tre i suoi parti e il motivo del nostro legame così forte. La madre di mio marito invece fu orrenda, catastrofica e contraria mi disse che ero incosciente e che dovevo ripensarci, provò persino a contattare mia madre che invece le rispose che io non ero una stupida che sapevo ciò che facevo e che poi c’era l’ostetrica. Insomma una volta informati ribadimmo anche che non sarebbero potuti venire a casa subito che avevamo bisogno di intimità fino al distacco del cordone… unica cosa rimasta una utopia!

Finivo i mesi il 17 dicembre e da ospedale avrei dovuto partorire il 22 dicembre, ma dopo l’ultimo incontro agli 8 mesi con il mio ginecologo che si è occupato solo delle analisi necessarie e da routine, per tutto il resto si occupò Rosaria, mi visitava e controllava i miei valori tutti ottimali quindi c’era solo da aspettare il momento in cui io e Simone ci saremmo sentiti pronti.

Viste le mie ottime condizioni non avevo di che preoccuparmi, anzi nelle ultime settimane mi concedevo anche strappi di golosità!

Il 22 dicembre passò come pure il 24 e il 25, così iniziano gli allarmismi di parenti e affini, solo io e mio marito eravamo sereni, io sentivo che mi fidavo del mio corpo e del mio bambino e non era ancora arrivato il momento giusto, poi ricordavo la data del suo concepimento, quindi per me era tranquillo ci voleva ancora qualche giorno. Il giorno 26 dicembre Rosaria mi inviò un messaggio proprio mentre io la stavo per chiamare desideravamo entrambe incontrarci e sentire un po’ di valori, era tutto ok, Rosaria venne con la mia doula Monica Urselli, che resterà sempre parte di me visto che nell’esperienza del parto si è unita ai miei vocalizzi portandoci ad unire le nostre vite per interminabili momenti magici a cui seguirono poi la vista di Simone.
La sera di Santo Stefano, Rosaria e Monica andarono via dicendomi che c’era tempo, in realtà era solo per non mettermi in ansia visto che in realtà ero pronta anzi eravamo pronti. Infatti la notte non dormii bene sonnecchiavo e sentivo i primi dolorini, la mattina presto del 27 dicembre avvisai Rosaria le dissi di fare colazione e di venire con calma, sapevo che ci voleva tempo ed io ero troppo eccitata e curiosa perché stavo per vivere finalmente un’esperienza senza ritorno e inviai anche un sms ai miei amici (questo mai arrivato! Adolfo mi rispose “mettiti su Skype”, pensai che non avesse capito visto che io stavo entrando nel mio stato beato di onde). Arrivarono dopo un’ora Rosaria e Monica, io ero ancora a letto con mio marito che era tutto eccitato e ansioso per il grande ruolo che gli toccava quel giorno. Accoglievo le contrazioni come onde del mare e le lasciavo refluire con un grande sospiro pronunciando la mitica vocale A, il tutto sempre appoggiandomi o al muro o sul tavolo o su mio marito o su Monica o su Rosaria, la casa l’ho girata tutta e mi sono messa sempre dove ho voluto. Ho ricevuto massaggi alla schiena alle gambe ovunque ne avessi bisogno, ero la regina quel giorno ed ogni mio bisogno era desiderio da realizzare, mi sentivo bene e felice, ero a casa mia con mio marito e solo due persone per l’assistenza. Dalla mattina fino a pranzo mio marito produceva spremute d’arancia era l’unica cosa che volevo. All’ora di pranzo ci è venuta fame così vai allo sfizio di focaccia che mordevo fra una contrazione e l’altra, poi è arrivato il momento delle risate, ho un marito molto burlone quindi è stato facile, e con le risate altre contrazioni. E’ stata la conferma che con Bartolo, mio marito, avremmo vissuto un’esperienza meravigliosa, lo sentivo vicino e partecipativo, anche se ogni tanto aveva bisogno di andare a fumare per scaricare la tensione.
Nel primo pomeriggio ho desiderato entrare in vasca da bagno dove ho raggiunto la dilatazione quasi completa, anche in acqua Rosaria controllava ad ogni contrazione il battito del mio bambino stavamo sempre bene e Simone dava prova di partecipare al parto attivamente. Erano le 18 e la membrana della mia placenta resisteva, inizialmente non ho voluto che fosse rotta forzatamente ma le contrazioni erano forti e nonostante ciò resisteva così sempre grazie alle attenzioni di Rosaria, decisi di farla rompere. Subito dopo sono uscita dalla vasca, l’acqua era ormai tiepida e non valeva più la pena, nella stanzetta dove risiede anche il mio oggetto di culto il Gohonzon, i dolori erano meno piacevoli di quelli della giornata, così Rosaria mi sfotteva canzonatoria “facciamo l’epidurale? Andiamo in ospedale?” nonostante il torpore e la dimensione in cui mi trovavo rispondevo secca”No!”, poi sono arrivate le ultime contrazioni quelle espulsive appoggiata a Monica e Bartolo in posizione di lottatore di sumo sentivo che Simone scendeva, le prime due le bloccai, non era il momento, la discesa è stato il momento in cui la mia mente dette spazio all’adrenalina, dopo tutto quello stato di trance cominciato la mattina in cui veglia e dolore/eccitazione l’avevano fatta da padrone in quei momenti fu tutto più nitido e per un istante ebbi paura del dolore finale, ma lì ricordai che era proprio la fine (quanto più buia è la notte più vicina è l’alba, Nam Myo Ho Renge Kyo), ce l’avevo fatta, Rosaria invitava Bartolo a vedere la testa del bambino mi bruciava perché ormai Simone che si era dato da fare aveva incoronato e ritornò la fiducia…..eccolo piccolo, determinato e forte sul mio petto un ometto che mi ha rapita il cuore, nudi entrambi lo avevo sul mio petto come un esploratore su una montagna, cercava avidamente il mio seno ma io ero troppo commossa e subito impegnata a spingere fuori la placenta, così lui con le sue manine a ventosa una volta trovato il mio capezzolo lo mise in bocca ed iniziò a ciucciare. Siamo rimasti così per tanto tempo, quasi mezz’ora credo con il neo papà in totale confusione, ci teneva abbracciati. Ripreso il controllo pieno di me potetti constatare che non mi ero lacerata di un millimetro e che tutto il mio corpo iniziava una nuova fase, quello dell’allattamento. Abbiamo tenuto Simone e il suo gemello (la placenta) in un catino attaccati, al 7 giorno alle 2 di notte poi l’ha lasciata andare. E’ stato più semplice gestirli di quello che immaginavo, tanto sale e anche la placenta entrava con noi nel lettone vicino al suo corpicino, attenderò che arrivino le belle giornate e poi le daremo sepoltura.
La sorpresa vera è stato scoprire che mia madre con mia sorella e mio cognato si erano messi dietro la porta di casa dalle 19.30 per cui hanno origliato alle 20.02 il primo vagito di Simone e poi dopo permesso chiesto a Rosaria si sono affacciati ed ci hanno visti, per quanto avessi detto di non venire, la vista di mia madre mi fece molto piacere perché durante il travaglio mi sono sorpresa a sentire nel mio cuore la vocina “voglio mamma”. Sono stati davvero un secondo poi sono andati via. Gli altri parenti per poco tempo ma son venuti quasi tutti il giorno dopo. Joni e Adolfo sono venuti a casa e loro si sono occupati di me per quasi una settimana, gli ho concesso giusto il capodanno libero! Scherzo in realtà mi hanno accudito come solo una famiglia può fare, poi sono gli unici essendo anche loro vegan crudisti a saper dove mettere mani e cosa preparare.

Simone nato di tre kg e 500 gr, a soli due mesi pesava già 6 kg, grazie solo al latte di mamma, è un bambino sereno e sano, un amore unico!

Rivivrei il parto anche domani, e credo che non si possa parlare di dolori nel senso negativo del termine per descrivere le contrazioni, sono state più simili al piacere spinto che si può provare quando si gode durante un rapporto sessuale, ovviamente se vengono vissute nel giusto contesto con una mente spenta guidata solo dai sensi e dalla presenza di chi ti è vicino (per questo importantissimo il loro stato vitale/condizione emotiva). Mi sono ripresa il parto come è giusto che sia cioè un’esperienza primordiale della donna, senza luci e temperature fredde di sale che puzzano di medicinali e disinfettanti, e senza medici e personale medico che ti costringono a posizioni innaturali infondendoti paure e ansie non opportune. Grazie a questa esperienza Bartolo compensa la gelosia per la parte dell’allattamento, si sente molto più dentro al legame con Simone. Se dovessi avere un altro figlio partiremmo col vantaggio di molta più fiducia in noi di sicuro però cercherò di farlo nascere con i primi tepori perché mi piacerebbe camminare all’aperto durante il travaglio e non sentire freddo se voglio entrare in vasca! Sulla presenza, mi piacerebbe avere sempre mio marito e poi mia madre….ma sarei molto più rigida nel non accettare altre visite per la placenta, il bambino non è da spostare dal letto e per far questo bisogna essere sempre davvero solo mamma papà e lettone alla presenza del bambino.

Ringrazio ancora Rosaria e Monica, e a tutti mamme e papà consiglio quest’esperienza, si diventa davvero una famiglia.